“Ma siamo pazzi?!?”

“Ma siamo pazzi?!?”

Uno degli stereotipi legati alla psicoterapia o comunque al rivolgersi ad una figura come lo psicologo, lo psicoanalista e lo psichiatra è che da questi professionisti “ci vanno i pazzi”.

Implicitamente risulta improbabile ammettere che si è pazzi e quindi dallo psicologo&Co., anche se in qualche modo si può avvertire l’esigenza di avere bisogno di aiuto, non ci si va. E come conseguenza il bisogno può essere soffocato o orientato verso comportamenti compensatori o altre figure come religiosi, sciamani, guide, maghi e via discorrendo.

Si, certo è uno stereotipo, un luogo comune, chi conosce nel dettaglio le cose sa che non è proprio così ma bisogna conoscere le cose e per farlo a monte bisogna non avere questo pregiudizio. In sostanza il concetto “Dallo psicologo ci vanno i pazzi” impedisce l’accesso alla terapia a molte persone che potrebbero riceverne sostegno, cura e sollievo.

La responsabilità è di queste persone e del fatto che sono limitate da un pregiudizio che è loro?

Sì, anche loro ma in parte: il pregiudizio, il luogo comune e lo stereotipo hanno comunque un radicamento in qualcosa che è reale ovvero che alcune delle figure professionali legate alla terapia dell’anima si occupano effettivamente di persone immerse nella follia. E’ anche reale che in origine la psicopatologia (lo studio della sofferenza psichica) è nata proprio fer cercare una comprensione medica per le persone che venivano definite pazze. Ed è anche reale che nell’800 e nel secolo scorso i pazzi venivano rinchiusi in appositi istituti e sottoposti a trattamenti che ad oggi difficilmente possiamo definire come terapeutici; detto questo chi andrebbe da uno psicologo se andarci significa essere definito pazzo e i pazzi vengono rinchiusi, imbottiti di farmaci, legati e sottoposti ad elettroshock?

Certo, questo scenario che presento è estremo tuttavia si tratta di una fantasia ricorrente e di un passato non troppo lontano più che verosimile.

Di fatto dagli psicologi non ci vanno “i pazzi” ma è anche vero, e questo è un aspetto fondamentale per leggere in modo adeguato la psicoterapia, che ogni essere umano è capace di avere delle esperienze che possono essere vissute come di pazzia. Cosa intendo? Ognuno di noi, in certe condizioni, con certe persone ed in certi momenti può provare sentimenti di impasse, difficoltà, e vissuti incontrollabili ed ingestibili di sofferenza, terrore, allucinatori e di stravolgimento di quello che in genere riconosciamo come la nostra ordinaria personalità ed identità. Certo è soggettivo ed unico come ognuno di noi lo è, le soglie di attivazione sono tante e sono diverse da persona a persona. E’ molto probabile che ogni persona abbia nella sua vita almeno una di queste esperienze e non l’abbia condivisa perché mancava un ambiente in grado di accoglierla e quindi per diversi timori o insegnamenti ricevuti e fatti propri (“devi essere forte”, “devi fare da solo”, “non devi disturbare”, “basta, bisogna andare avanti”, ecc.). Le esperienze possono quindi essere di natura psicopatologica e si tratta di esperienze e funzionamenti che richiedono di essere accolte e di ricevere un sostegno umano adeguato, il terreno della cura in psicoterapia. E questo non significa essere “pazzi” tout court.

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