La polarità ed il Tao

La polarità ed il Tao

 

L’aspetto della polarità nella Psicoterapia della Gestalt prende origine dal grande ascendente che ebbe il filosofo Friedlander su Perls; Perls stesso lo riconosce come uno dei tre guru della sua vita (Perls, 1969b, p. 76) e afferma che la sua opera filosofica Indifferenza creativa ebbe su di lui un “impatto tremendo” (Perls, 1969b, p. 80)

“Nel suo libro Indifferenza creativa Friedlander elabora la teoria secondo cui ogni evento è in relazione a un punto zero da cui prende inizio una differenziazione di punti opposti. Questi opposti, nel loro specifico contesto, mostrano una grande affinità tra di loro. Rimanendo vigili sul punto centrale, si può acquisire un’abilità creative di vedere entrambi le parti di un evento e completare l’altra metà incompleta. Evitando una visione unilaterale, possiamo acquisire una capacità di osservare più profondamente la struttura e il funzionamento dell’organismo (Perls, 1942, p. 21)

“L’insegnamento corrente in psicologia era una combinazione di fisiologia e di quattro classi di mente: ragione, emozioni, volontà e memoria.

Non potrei neanche cominciare a citare le cento diverse spiegazioni e scopi che ci furono presentati come rappresentativi della Verità (di nuovo con la V maiuscola). Friedlander portò in questa confusione una semplice modalità fondamentale di orientamento. Tutto ciò che si differenzia in opposti. Se vieni preso da una delle due forze che si oppongono sei in trappola, o sei comunque sbilanciato. Se stai nel nulla del centro zero, sei equilibrato e nella giusta prospettiva.” (Perls).

Gli opposti vengono così ricongiunto nel punto da cui avevano preso inizio: il “punto zero” (individuabile sia come inizio che come centro), in cui si attua il ritorno al pre-differente, a qualcosa che non era differenziato e da cui gli opposti si erano separati. Attraverso questo processo, prima di differenziazione e poi al ritorno al punto di predifferenza si raggiunge l’equilibrio ricercato da qualunque sistema per poter sopravvivere e trovare l’appagamento ai suoi bisogni (Perls).

I concetti teorici di Friedlander possiedono una somiglianza con quello che il concetto filosofico orientale di “Tao”. Lo stesso Perls lo riconosce: ”Più tardi mi resi conto che questo è l’equivalente occidentale dell’insegnamento di Lao-tze”.

Che cosa è il Tao? La parola Tao significa “via”. Ora, la caratteristica di una via comune è di essere immutabile, costante, permanente. Ma la via di cui si tratta qui è caratterizzata dall’idea opposta: questa via è la perpetua mutevolezza stessa. L’Essere e il non Essere, la vita e la morte si alternano costantemente. Non vi è nulla di fisso o immutabile.

Negli Analecta si racconta che Confucio, un giorno sulla riva del fiume disse: ”Tutto fluisce come questo fiume, incessantemente, giorno e notte”. Ciò esprime l’idea di mutamento. La percezione di chi ha capito il significato di mutamento non viene più rivolta alle singole cose transitorie, ma all’immutabile, eterna legge che opera in ogni mutamento.

Questa legge è il Tao, il corso delle cose. Perché si manifesti occorre una decisione, un postulato. Questo postulato fondamentale è il “Grande Inizio Primigenio” di tutto ciò che è , Ttai Ki – letteralmente “trave maestra”. In epoche successive i filosofi cinesi si sono intensamente dedicati a questa idea di inizio primigenio. Un inizio ancora precedente, U Ki venne rappresentato con il simbolo di un cerchio, mentre Ttai Ki venne rappresentato con u cerchio suddiviso in luce e tenebre, yang e yin.

Questo simbolo ha avuto un ruolo importante anche in India e in Europa. Tuttavia, le speculazioni di carattere gnostico-dualistico sono estranee al pensiero originario dell’I-King; ciò che esso afferma è semplicemente la trave maestra, la linea. Con questa linea, che in sé rappresenta l’unicità, compare nel mondo la dualità, poiché la linea comporta allo stesso tempo un sopra e un sotto, destra e sinistra, davanti e dietro – in una parola il mondo degli opposti, (I King, p. 37)

Le attinenze tra il concetto di linea/trave maestra e di centro/equilibrio di Friedlander sono evidenti. Lo stesso Perls evidenzia la polarità complementare degli opposti:

“Luce e oscurità, opposti non riconoscibili visti dal punto di vista astratto. Come può esserci luce dove c’è oscurità, l’essenza stessa del nulla? L’una esclude l’altra. Ora guarda quell’albero alla luce del sole vedi l’ombra,  Ombra senza luce, luce senza l’ombra? Impossibile! In questo caso la luce ed il buio si determinano reciprocamente; si includono reciprocamente (Perls 1969b, p. 82-83).

La terapia della Gestalt mira all’integrazione degli opposti, per far si che gli individui possano diventare veri reali e funzionare come la totalità sana che ogni organismo ha implicita nella sua natura. La ricaduta più significativa nella pratica terapeutica della polarità consiste nel processo di integrazione delle proiezioni.

Infatti, uno degli obbiettivi che più premeva a Perls del processo terapeutico era di far sì che le persone si riappropriassero il più possibile delle proiezioni che avevano messo nell’ambiente, le proiezioni, come è noto sono i tratti di noi che non accettiamo, e che per allontanarli e non sentirli pericolosi, attribuiamo all’ambiente e agli altri. In questo modo la realtà ci risulta distorta e più proiettiamo più questa diviene sconosciuta nella sua vera essenza.

Attraverso le tecniche di assimilazione delle proiezioni è possibile aiutare le persone a “riprendersi” quello che hanno messo fuori e ad incorporarlo di nuovo, magari dirigendolo adeguatamente. Quello che è stato posto fuori viene allora riconosciuto come parte della propria esperienza. La tecnica più utilizzata è quella del monodramma dove le gestalt emergenti possono essere messe in rilievo nelle loro polarizzazioni, nessuna delle quali deve essere misconosciuta, ma sperimentata fino in fondo alle sue manifestazioni più contrastanti, nelle diverse connotazioni non neutralizzate ma approfondite e chiarite al massimo. Questo per arrivare alla configurazioni di Gestalt integrate, nuove, chiare e forti nella loro completezza e dinamicità.

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