L’esperienza della sofferenza oncologica

L’esperienza della sofferenza oncologica

Tra le esperienze di sofferenza psichica una delle più diffuse e tragiche è la perdita.

E tra le esperienze di perdita, quelle collegate alla condizione della malattia e in particolare quella oncologica, sono purtroppo molto diffuse nella società contemporanea.

La sofferenza è ineliminabile, quello che la terapia può fare è accoglierla, umanamente accoglierla, nella condivisione ci può essere sollievo, senso, spontaneità.

Afferma Lain: “Se gli abitanti del nostro mondo sono vivi, e gli abitanti dell’altro mondo sono i morti, gli abitanti della zona intermedia sono i marginali, gli emarginati. Se tutte le persone che, non appartenendo in senso pieno a questo mondo, ne sono esclusi. Sono… i malati di AIDS, sono, ancora i vecchi, sono infine universalmente gli ammalati di cancro”.

L’esperienza del cancro evoca vissuti consci ed inconsci, ed interpretazioni che influenzano l’atteggiamento delle persone e il decorso della malattia. Il termine stesso “cancro” coinvolge profondamente l’emotività delle persone. Il significato è di quello di male assoluto, di condanna definitiva, senza speranza, che evoca un’angoscia di impotenza di fronte ai flagelli del destino. L’immagine è anche quella di un evento catastrofico che può colpire senza preavviso e senza che si possa far nulla per proteggersene.  Il cancro viene a rappresentare l’aspetto oscuro della vita.  È definito come una malattia aggressiva, inguaribile, subdola e maligna che conduce a morte sicura, ma non istantanea, bensì attraverso il dolore la sofferenza e il disfacimento. Un’altra fantasia associata è quella di un nemico interno che disgrega il funzionamento del corpo corrodendolo. Ma il cancro attiva spesso anche il significato di vergogna, di un qualcosa di colpevole, che spinge al nascondimento ed all’isolamento dagli altri; l’aspetto della colpevolezza è spiegato dal fatto che spesso sono attivi dei meccanismi autopunitivi nei confronti di avvenimenti passati verso cui la persona si è sentita colpevole. L’aspetto del nascondimento e dell’isolamento è invece legato ad una conseguenza negativa della malattia sulle relazioni del soggetto, che si disintegrano, si allentano o si deteriorano, per cui il cancro diviene una malattia che inquina le relazioni interpersonali, perché sottrae la protezione e il supporto sociale, necessari per non affrontare da soli una situazione così devastante su più dimensioni, e perché favorisce l’emarginazione, sia autoindotta che eteroindotta, con la conseguente percezione di solitudine e disperazione; questo atteggiamento determina l’attivazione di comportamenti di dipendenza e di bisogno di rassicurazione continua; ma questo isolamento, porta, anche, i pazienti a sentirsi trattati diversamente, ad essere evitati e temuti, lasciati soli, senza sostenitori.

Nell’esperienza del cancro si vive una profonda angoscia, dovuta a separazioni e perdite di diverso tipo: dai legami sentimentali ed affettivi, alla relazione con la propria immagine di sé, nelle sue componenti esistenziale e corporea, dalle sicurezze alla libertà, dai ruoli al senso di invulnerabilità, onnipotenza e integrazione. Le ripercussioni del cancro sono devastanti, esso ha un effetto sconvolgente sulla vita della persona e sulla sua famiglia, è una malattia che minaccia tutte le dimensioni su cui si fonda l’unicità dell’essere umano e si pone tra gli eventi più stressanti.

Il vissuto soggettivo è quello di una “malattia brutale” insidiosa, incontrollabile che invade, trasforma e lentamente conduce alla morte. Le principali minacce fanno riferimento all’identità nelle sue dimensioni: somatica, esistenziale, emozionale e temporale, e all’identità sociale, nelle sue componenti famigliari e del ruolo sociale. Il processo di malattia costituisce un evento inatteso che interrompe in maniera brusca il percorso di vita della persona, si osserva, infatti, un’alterazione dello spazio e del tempo, soprattutto ad opera dell’ospedalizzazione. Emerge un vissuto di sconvolgimento del progetto esistenziale con la perdita della proiezione nel futuro, un confronto pessimistico circa il passato ed un presente vissuto con scarsa motivazione, tristezza, passività, apatia, quando non compare, al contrario, un’agitazione psicomotoria inconcludente. Analoghe importanti e dolorose conseguenze emergono anche sul versante psicologico, con la perdita di sicurezze e stabilità, con limitazioni alla propria libertà ed autonomia, a cui si aggiungono le modificazioni corporee e le trasformazioni nelle relazioni con gli altri, con un contraccolpo sconvolgente per la dignità personale. Compare, poi, una riduzione delle abilità lavorative, che comportano dubbi sulla capacità di mantenere un ruolo attivo, sostenuti da un’incapacità nel gestire bisogni affettivi e sociali, un senso di perdita del ruolo famigliare, modificazioni imposte dello stile di vita, un senso di perdita del gruppo di appartenenza, frustrazione e depressione per la perdita del senso e ruolo sociale, ostilità ed aggressività verso l’ambiente, un senso di impotenza, che attiva la paura di essere un peso per gli altri, quindi l’emergere di sentimenti di imbarazzo o la paura di essere rifiutati; subentra, poi, a causa dei trattamenti della malattia, del dolore e delle mutilazioni, una profonda e violenta modificazione della propria immagine corporea, che determina una notevole difficoltà a riconoscersi, sostenuta da un profondo senso di paura e angoscia di disgregazione connessa alla caduta della propria immagine e all’alterazione del vissuto corporeo; si osserva una modificazione dell’Io corporeo, termine freudiano relativo all’autopercezione del sé, ovvero quella parte della nostra personalità che si vede vivere. L’immagine del corpo è, invece, una teoria psicologica che riguarda l’immagine che noi stessi abbiamo del nostro corpo, mentre lo schema corporeo è una teoria neurologica che riguarda la rappresentazione organica del nostro corpo nel nostro cervello. Quando subiamo una manipolazione del nostro corpo dobbiamo, come in un intervento chirurgico, considerare tutte e tre le componenti ed elaborarne le modificazioni e i fenomeni di lutto.

 L’atmosfera di aggressività bellica creata intorno alla malattia dai mezzi di comunicazione di massa, che vedono il cancro come un killer che uccide, la ricerca medica una guerra, ed ogni progresso una battaglia vinta, amplifica questa situazione di terrore. Il significato associato alla malattia dai pazienti, come accennato, non si distanzia molto da questa metafore; viene ancora erroneamente interpretato come un motivo di imbarazzo, una maledizione, una punizione, il che produce reazioni in cui prevale la colpa con comportamenti di fatalismo o rassegnazione; se prevale, invece, la percezione del cancro come nemico, cui non dare spazio perché la vita è troppo importante, le modalità di reazione saranno di sfida, di lotta aperta e  di volontà a non mollare. La metafora del cancro è divenuta metafora di “cattiva morte” con cui convivere nella sofferenza mentale e nel dolore fisico. L’angoscia, che provano le persone, è quella di morte, “di persecuzione narcisistica, che colpisce gli investimenti affettivi profondi della nostra identità-integrità dell’inconscio della collettività”. Il cancro viene vissuto come un tabù in quanto ripete le dinamiche di rimozione e di isolamento che il clima psicosociale della nostre società moderne ha imposto al tabù della morte, la quale deve essere negata; ma la realizzazione del proprio essere passa attraverso l’angoscia e l’accettazione del non-essere, ossia la morte, “mentre la nevrosi rappresenta la via che sfugge il non-essere sfuggendo l’essere”. A questo vanno incontro gli adulti quando cercano di salvaguardare i propri figli dall’angoscia, nascondendo la realtà della morte ed il fatto che la vita umana è temporalmente limitata, così li fanno crescere in una fantasia irreale di vita indefinita, che non aiuta il processo di formazione della coscienza individuale, ma che alimenta l’idea di onnipotenza. Un’idea, quella dell’onnipotenza, che viene puntualmente stravolta nell’incontro con una malattia mortale e le prime emozioni che provano i pazienti nello scontrarsi con essa sono l’angoscia e la disperazione; nello specifico, la disperazione è un affetto primordiale catastrofico comporta sentimenti di rabbiosa impotenza, abbandono, esposizione indifesa ad angoscia che sovrasta.

Uno degli insegnamenti più importanti è la normalità della sofferenza.

La nostra cultura ci insegna a pretendere salute e felicità ma nella vita non sono la norma, così ci vergogniamo e risentiti pensiamo che c’è qualcosa che non va. E’ invece possibile non frenare la sofferenza con rassegnazione ma trasformandola ponendoci la domanda ”che cosa vuole insegnarmi?” Affrontare le difficoltà consapevoli di imparare qualcosa dall’esperienza. Una delle conseguenze benevole è capire che si può essere impotenti ma non privi di speranza. L’impotenza è difatti la condizione che ci permette di scoprire cose nuove perché siamo spinti oltre i nostri livelli di auto sostentamento e invitati nell’incerto e nello sconosciuto che è l’unico luogo in cui è possibile il cambiamento .

E’ proprio l’adattamento a sempre nuove situazioni col conseguente cambiamento sia dell’organismo che dell’ambiente che costituisce la crescita”. Porsi in un atteggiamento di “apertura” e di “abbandono” verso il dolore promuove il processo di crescita e contribuisce al superamento dell’esperienza del dolore. “Quanto prima l’individuo è disposto a rilassare la lotta contro il conflitto distruttivo, abbandonarsi al dolore e alla confusione, tanto prima finisce la sofferenza”. Al contrario, il rifiuto della sofferenza e la “chiusura” al dolore equivalgono a tenersi fuori da ogni vitale processo di crescita.

La relazione terapeutica può diventare il canale attraverso cui dar voce a ciò che sembra inesprimibile, se ammette un’apertura al rischio del fallimento, cioè all’inevitabile perdita, della sofferenza, del dolore, della stessa morte.

Aprirsi al dolore significa aprirsi alla crescita, evitare l’isolamento e la chiusura, per giungere al contatto pieno con l’ambiente.

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